Quattordici e cinquantanove, poi un attimo. Quindici.
L’unica consolazione che rende sopportabile la lunga attesa di un momento specifico è l’impassibile trascorrere del tempo. Mentre aspetti puoi soffrire, puoi pensare, puoi consumarti con furia malata quasi tutte le appendici che Dio ti ha dato. Le tue unghie possono ritirarsi fino alla metà della loro lunghezza naturale, se ne esiste una; puoi morderle, strapparle, roderle insieme alla pelle che le circonda fino a farti piangere le dita, fino a renderle mutilati fiammiferi accesi di sangue.
L’unica consolazione è che i momenti prima o poi arrivano tutti.
Anche l’ultimo.
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