Ma sì. Senza tanto stare a complicarsi la vita con contenuti profondi, che tanto non ne sono capace. Un post generalissimo, banalissimo, inognicasoissimo. Di quelli che non scrivo da tantissimo, considerando che scrivo una volta ogni tanto.
La mia prima volta è stata così.
Cazzo, sono le quattro di pomeriggio. Che faccio? Vado? Ci provo? Sì, lo so, avevo immaginato questo momento in un modo un po’ diverso. Tipo una cerimonia d’iniziazione a cui avrebbero ovviamente dovuto e voluto partecipare tutti i miei amici con la moto. Cuz, Niccolò, Nicholas e magari anche Tuono. Loro in strada che mi aspettano e io che piano piano risalgo dalla rampa dei garage del mio palazzo, tra i loro applausi smorzati dai guanti di pelle e le grida di giubilo attutite dai caschi. E invece…
Invece ormai sono le quattro e un quarto e io ho una gran voglia di provarci. L’assicurazione è attiva ormai da più di 24 ore, la moto è in garage da quasi due mesi e al momento non ho nulla di inderogabile da fare. Quindi vado.
La serie di gesti e movimenti che segue è un rituale già pensato, già provato. Tra quelli già indossati e appesi al muro, scelgo il paio di jeans più pesante, ben sapendo che comunque non basterà. Infilo in sequenza una maglietta e due maglioni, caldi, di lana, ma sottili, così da non stringere sotto alla giacca comprata per cinquanta euro da Niccolò. Gran affare.
Ora, cosa manca? Sì, i documenti. Eccoli, nella busta rossa da mettere sotto alla sella controllo e trovo il libretto di circolazione e la fotocopia del bollo scaduto da un giorno, ma ho un mese per rinnovarlo. Ma l’assicurazione no, quella non c’è. Cazzo, eppura la mail l’ho stampata. Perché sono un coglione così grande da non averla ancora messa insieme al resto delle scartoffie? Beh, poco male, sarà qui da qualche parte. Basta trovarla, la prendo e vado, anche perché ormai sono quasi le quattro e quaranta. Mi correggo, basterebbe trovarla. Se ci fosse. Ma evidentemente la mia capacità di fare sparire le cose più importanti deve aver toccato un nuovo limite, e fuori inizia a calare la nebbia. Amen, via, tagliamo la testa al toro. La si ristampa e come non detto.
Peccato che il pc abbia appena preso un megavirus e sia inservibile. Vabbè, la stampo dal Mac. Peccato che la stampante abbia finito l’inchiostro nero. Vabbè, copio e incollo l’allegato della mail firmata Genertel su un foglio Word, seleziono il testo e lo faccio blu scuro. Peccato che il piccolo tagliando che attesta l’assicurazione, nell’operzione copia-incolla si sia trasformato in un documento di due pagine, stampate in blu scuro. Vabbè, va bene lo stesso.
Infilo la giacca, la sistemo, controllo nello specchio di essere effettivamente fico come mi sento, poi casco in mano, guanti dentro al casco, portafoglio con foglio rosa (che è bianco), cellulare, chiavi della moto e chiavi di casa. Sono perfetto.
Scendo in garage, apro il garage. Lei è lì che non aspetta altro. Anzi no, lei è lì che aspetta che le metta nel serbatoio un po’ di benzina, sennò non mi porta da nessuna parte. I patti erano questi, io la nutro e lei mi scarrozza. Nell’operazione ovviamente bagno di super senza piombo il serbatoio, cazzo, mi ci vorrebbe uno straccio per asciugarti baby. Ma intorno ho solo altra benzina, un paio di pinne, una griglia per i barbecue di compleanno e un paio di vecchi comodini. E figurati se dentro uno di questi comodini potrà mai esserci uno… Che culo, uno straccio. Asciugo il serbatoio e a spinta tolgo Morgana dal garage, la avvicino al cancello basculante che separa il tunnel dalla rampa e… E come cazzo lo apro il basculante se il telecomando è nella macchina e le chiavi della macchina sono in casa? Facile, basta bestemmiare, risalire in casa, prendere le chiavi della macchina, tornare in garage, aprire la macchina, prendere il telecomando e aprire il cancello. Alle cinque e poco più accendo la moto, la nebbia continua a scendere e fa freddo solo a guardarla.
Ma ormai è deciso, ci si prova. Non prima però di aver dovuto spegnere la moto per mettere sotto alla sella la busta rossa coi documenti. Arrivo a pensare che sia una congiura woodoo architettata da mia madre per farmi desistere. Ma io infilo il casco, sistemo lo scaldacollo, infilo i guanti e salgo a cavallo di duecento chili di ferro.
Primo scoglio: la rampa. Mi sbagliavo quando pensavo che avrei dovuto farla fare a qualcuno più esperto. In realtà, una volta messa la prima e dato un po’ di gas mi sono trovato già al livello della strada. Evidentemente sono più fico di quanto credessi. Il resto del giro in moto è meno interessante e forse anche un po’ privato. Però posso dire che è stato bello, breve, emozionante, confuso, un po’ avventato, un po’ improvvisato e infinitamente freddo.
Una volta rimessa Morgana in garage, risalgo in casa e mi tolgo i guanti per controllare che le dita siano ancora rosa e ancora attaccate alle mani. Colore ok, collocazione ok.
Fuori la nebbia si confonde ormai col bui0. La prima volta è bella perché è la prima, ma è dalla seconda in poi che ci si prende gusto. E ci si scalda insieme.



